Una slitta trainata da un cavallo attraversa La Prateria.
Sopra, disteso come se il tempo non fosse mai passato, c’è Trinity.
È difficile immaginare un’apertura più adatta per la terza edizione del Bud & Terence Fest di Domodossola, tornato anche nel 2026 a riunire appassionati, artisti, attori, stuntman, cosplayer and musicisti attorno all’inconfondibile immaginario cinematografico di Bud Spencer and Terence Hill.
Il passaggio del cosplay di Trinità sulla celebre slitta ha riportato immediatamente alla mente una delle sequenze più iconiche di Lo chiamavano Trinità…: quel pistolero apparentemente svogliato, trasportato dal proprio cavallo mentre attraversa il paesaggio western, è diventato negli anni un’immagine capace di essere riconosciuta ancora prima che venga pronunciata una battuta.

Il momento di apertura della festa
Riproporla dal vivo è stato un modo semplice e immediato per dichiarare lo spirito della manifestazione: non limitarsi a ricordare quei film, ma entrare per due giorni nel loro universo.
B&T Style Pictures accompagna il festival fin dalla sua nascita e proprio per questo è interessante osservarne l’evoluzione.
Nel 2024 avevamo raccontato la prima edizione, arrivando a Domodossola con il fumetto ufficiale di Trinità e Bambino e con il libro “I fagioli comunque… erano uno schifo” di Marcello Vicini.
Nel 2025 il festival era cresciuto ulteriormente, consolidando la propria identità attraverso nuovi ospiti e momenti dedicati al cinema di Bud Spencer e Terence Hill.
L’edizione 2026 ha aggiunto un nuovo tassello a questo percorso.
Accanto alla festa, agli incontri e allo spettacolo, proprio quel progetto cinematografico nato negli anni precedenti è tornato a Domodossola sotto una forma completamente nuova.
Il pubblico ha infatti potuto assistere a un’anteprima di “…e continuano a mangiare fagioli”, nato come docufilm e diventato nel frattempo una docuserie grazie alla quantità di testimonianze e materiali raccolti.
Volti, musica e icone dell’universo di Bud Spencer e Terence Hill
Una parte importante dell’atmosfera del Bud & Terence Fest nasce dalle persone che, anno dopo anno, tornano a incontrarsi a Domodossola.
Alcune appartengono direttamente alla storia cinematografica della coppia, altre ne hanno raccolto l’eredità attraverso musica, cosplay, collezionismo e passione.
È proprio la loro compresenza a rendere il festival qualcosa di diverso da una semplice celebrazione nostalgica.
Tra i volti ormai familiari sono tornati Gysi alias Bud and Tina, arrivati dalla Germania.
La straordinaria somiglianza di Gysi con Bud Spencer lo rende inevitabilmente uno dei protagonisti più fotografati, ma dopo tre edizioni la loro presenza racconta anche qualcosa di più: la dimensione internazionale di una comunità capace di attraversare confini e generazioni.
Ritrovarsi ogni anno trasforma progressivamente il festival in una sorta di reunion, dove molti incontri non hanno più bisogno di presentazioni.

Da sinistra: Marcello Vicini, Gisy alias Bud, Alberto Bandisserotto e Tina Druben con Alberto
Lo stesso gioco tra cinema e realtà passa attraverso il cosplay.
Michele Dalla Pasqua, con il suo omaggio a Bud Spencer, contribuisce a riportare fisicamente quell’immaginario tra il pubblico.
In un contesto come questo il cosplay non è soltanto riproduzione estetica ma diventa occasione per creare gag, fotografie e piccoli momenti improvvisati nei quali il confine tra spettatore e spettacolo si assottiglia inevitabilmente.

Michele Dalla Pasqua in versione Walsh, da ‘I due superpiedi quasi piatti’
E poi c’è un oggetto che non ha quasi bisogno di essere presentato.
Basta vedere una Dune Buggy rossa con la cappottina gialla per sentire partire mentalmente una colonna sonora.
Enrico Grandi è tornato anche quest’anno con la sua Dune Buggy, presenza che accompagna il festival riportando inevitabilmente a …altrimenti ci arrabbiamo!.
Già nel 2024 proprio attorno all’automobile erano nati alcuni dei momenti più spontanei della manifestazione, dimostrando quanto un oggetto cinematografico possa trasformarsi in punto di aggregazione e memoria condivisa.

La Dune Buggy di Enrico Grandi
Il collegamento più diretto con il cinema vissuto sul set arriva invece da Ottaviano Dell’Acqua, stuntman e maestro d’armi con una carriera che attraversa decenni di produzioni italiane e internazionali.
Per gli appassionati di Bud e Terence rimane indissolubilmente legato anche a “Lo chiamavano Bulldozer”, dove interpretava Jerry.
Nelle precedenti edizioni lo avevamo visto trasformare la propria presenza in spettacolo tra combattimenti simulati e improvvisazioni, fino al momento in cui, indossata nuovamente la maglia numero 45, il pubblico aveva risposto con l’inevitabile coro “Bulldozer!”.

Un trio perfetto! Gigi Sammarchi, Ottavia Dell’Acqua e Andrea Roncato
La presenza di Ottaviano permette anche di ricordare quanto dietro alle celebri scazzottate dei film esistesse un lavoro estremamente concreto fatto di preparazione fisica, coreografie, tempi comici and professionisti capaci di rendere credibile ciò che sullo schermo appariva spontaneo.
È uno di quei casi in cui incontrare una persona significa poter guardare con occhi diversi scene viste magari decine di volte.
Accanto alle immagini non poteva mancare la musica.
La Dune Buggy Band, presenza ormai caratteristica del festival, ha riportato dal vivo quelle colonne sonore che fanno parte dell’identità dei film tanto quanto le battute o i protagonisti.
Bastano poche note perché il pubblico riconosca un titolo, ricordi una sequenza e inizi a cantare… forse una delle dimostrazioni più immediate di quanto quell’universo cinematografico sia stato costruito contemporaneamente attraverso immagini, personaggi e musica.

Un momento dall’esibizione della Dune Buggy Band
Tra gli ospiti anche Matteo Luschi dello Spencer Hill Festival, coinvolto sul palco in vista dell’appuntamento dedicato a Bud Spencer a Cinecittà World.
La sua presenza ha creato un ideale collegamento tra manifestazioni differenti, accomunate dalla volontà di trasformare una passione cinematografica in occasioni reali di incontro.
A più di cinquant’anni dai film che hanno dato origine a questo fenomeno continuano infatti a nascere festival, associazioni, pagine, produzioni e progetti: la memoria non viene semplicemente conservata, ma continua a generare nuove esperienze.

Da sinistra Marcello Vicini, Matteo Luschi, Alberto Baldisserotto, Gisy alias Bud e Ottaviano Dell’Acqua
Un ringraziamento speciale va a Maurizio Mazzurri e a tutte le persone che, anno dopo anno, costruiscono il Bud & Terence Fest e permettono a Domodossola di trasformarsi nuovamente in un punto d’incontro per questa grande comunità.

Maurizio Mazzurri in cosplay di Bambino posa accanto ad un gruppo di cosplayer
Gigi e Andrea, la grande comicità italiana arriva al festival
Un capitolo particolare dell’edizione 2026 è stato quello dedicato a Gigi Sammarchi e Andrea Roncato, gli amatissimi Gigi e Andrea, protagonisti di uno spettacolo capace di riportare sul palco la loro inconfondibile alchimia.
Vederli all’interno di una manifestazione dedicata a Bud Spencer e Terence Hill potrebbe sembrare inizialmente l’incontro tra due mondi differenti.
In realtà il terreno comune emerge quasi immediatamente: la comicità popolare, il ritmo della gag, la capacità di coinvolgere il pubblico e soprattutto quella leggerezza che ha caratterizzato una stagione dello spettacolo italiano capace di parlare a platee molto diverse tra loro.
Il tempo non sembra aver intaccato l’intesa tra Gigi e Andrea.
Il loro spettacolo ha alternato memoria e presente senza trasformarsi in una semplice rievocazione, dimostrando come certi meccanismi comici continuino a funzionare quando alla base esistono mestiere, tempi e una complicità costruita in anni di lavoro condiviso.

Gigi Sammarchi, Andrea Roncato e Marcello Vicini in un momento sul palco del Bud & Terence Fest
Per B&T Style Pictures la loro presenza a Domodossola ha avuto anche un altro significato.
Gigi e Andrea erano già entrati nell’universo di “…e continuano a mangiare fagioli” partecipando alle ultime riprese della docuserie come abbiamo raccontato in questo articolo, quando il loro contributo si era intrecciato con quello di Guido e Maurizio De Angelis, gli Oliver Onions.
Ritrovarli quindi sul palco dello stesso festival che avrebbe ospitato l’anteprima del progetto ha creato una continuità particolarmente bella: dal set al pubblico, dalla realizzazione della docuserie alla condivisione di una sua prima parte con gli appassionati tra cui amici come Ivan de ‘Il meglio di Bud Spencer e Terence Hill’.
“…e continuano a mangiare fagioli”, l’anteprima incontra il pubblico
È proprio qui che l’edizione, di Domodossola 2026, assume un significato differente rispetto alle precedenti.
Per comprenderlo bisogna tornare idealmente al 2024, quando a Domodossola avevamo portato anche “I fagioli comunque… erano uno schifo”, il libro scritto da Marcello Vicini.
Da quelle pagine e dalla passione che le aveva generate avrebbe progressivamente preso forma “…e continuano a mangiare fagioli”.
Quando sul blog abbiamo raccontato l’’inizio del progetto cinematografico dedicato ai film di Bud Spencer e Terence Hill, la forma immaginata era ancora quella del docufilm.
Marcello Vicini alla sceneggiatura, Daniel Mercatali alla regia, Davide Mancori alla fotografia and Alberto Baldisserotto allo sviluppo dell’arte visiva multimediale avevano iniziato un percorso che avrebbe progressivamente superato le dimensioni previste inizialmente.
Come abbiamo raccontato successivamente nell’articolo di approfondimento, alle prime testimonianze hanno continuato ad aggiungersi protagonisti, location, materiali d’archivio e nuove riprese. Davanti alla macchina da presa sono passati nomi e volti appartenenti a epoche differenti del cinema e dello spettacolo italiano, tra cui Ornella Muti, Enrico Vanzina, Franco Micalizzi, Ottaviano Dell’Acqua, Riccardo Pizzuti, Sal Borgese, Yanti Somer, Ernesto Gastaldi, Renato Casaro, Jerry Calà, Gigi e Andrea, Andy Luotto, Renato Cestiè e molti altri.
Il viaggio ha portato la produzione anche fuori dall’Italia, arrivando in Francia per incontrare Riccardo Pizzuti, il villain per eccellenza di moltissimi film della coppia.
A quell’incontro abbiamo dedicato questo articolo, un altro tassello di un mosaico che nel frattempo continuava ad ampliarsi.

Un brindisi speciale con Gianluca Bonucci, Riccardo Pizzuti, Alberto Baldisserotto, Marcello Vicini e Daniel Mercatali
Alle interviste si sono affiancate ricostruzioni, momenti di fiction e nuove situazioni narrative, fino alle ultime riprese con gli Oliver Onions and Gigi e Andrea.
A un certo punto è diventato evidente che la quantità e la varietà del materiale raccolto difficilmente avrebbero potuto trovare spazio all’interno di un unico lungometraggio.
Il progetto ha così iniziato naturalmente a evolvere da docufilm a docuserie.
Mostrare un’anteprima del trailer al Bud & Terence Fest ha avuto per questo un significato particolare.
“…e continuano a mangiare fagioli” infatti è cresciuto anche grazie alla passione e al sostegno della comunità degli appassionati del cinema italiano.
Prima ancora dell’uscita pubblica del trailer Domodossola ha permesso quindi di riportare una parte del lavoro davanti a un pubblico che conosce quell’universo fin nei dettagli, con persone capaci di riconoscere una colonna sonora dopo poche note, una battuta dalla prima parola o di sapere perfettamente perché una Dune Buggy debba essere rossa con la cappottina gialla.
In questo senso non è stata una semplice proiezione.
Dopo un lungo viaggio attraverso set, interviste, città and paesi differenti, il progetto cominciava finalmente a incontrare le persone alle quali il suo racconto è rivolto.
Dal festival al trailer
Dopo l’anteprima di Domodossola è arrivato il momento di aprire quella finestra a un pubblico molto più ampio.
Con la pubblicazione del trailer ufficiale di “…e continuano a mangiare fagioli”, una parte del materiale raccolto durante la lavorazione ha iniziato finalmente a mostrare la forma assunta dalla docuserie.
La risposta è stata immediata: il trailer ha superato le 6.500 visualizzazioni già nel primo giorno di pubblicazione.
Un risultato che conferma l’interesse attorno al progetto ma che, soprattutto, mostra ancora una volta quanto il legame del pubblico con chi ha reso possibile il cinema di Bud Spencer e Terence Hill attraversi generazioni molto diverse.
Nei giorni successivi è arrivata poi una sorpresa importante.
Studio Aperto ha dedicato alla produzione un proprio servizio su Italia 1, portando “…e continuano a mangiare fagioli” all’interno della televisione nazionale.
Un passaggio dal valore quasi circolare, considerando quanto proprio la televisione abbia contribuito per decenni a far incontrare i film di Bud e Terence con generazioni nate molto tempo dopo la loro uscita cinematografica.
Parallelamente il trailer ha attirato l’attenzione anche della stampa cinematografica.
ComingSoon ha dedicato un approfondimento al progetto e alle numerose testimonianze raccolte, mentre BadTaste ne ha raccontato anche la particolare genesi, mettendo in evidenza il ruolo avuto dalla raccolta fondi e dal sostegno degli appassionati.
Dal pubblico riunito fisicamente a Domodossola alle migliaia di persone raggiunte online, fino alla televisione e alle testate cinematografiche, il percorso del trailer ha quindi ampliato rapidamente il raggio del progetto.
E lo ha fatto partendo proprio da quella comunità che rappresenta uno degli elementi centrali della sua stessa storia, il cui spirito appassionato sfocia anche nelle riprese di backstage della docuserie.
Una storia nata dalla passione che torna agli appassionati
Guardando insieme le tre edizioni del Bud & Terence Fest emerge una continuità che nel 2024 sarebbe stata difficile prevedere.
Alla prima edizione erano presenti il fumetto dedicato a Trinità e Bambino di Alberto Baldisserotto e il libro di Marcello Vicini.
L’anno successivo il progetto cinematografico aveva iniziato il proprio viaggio tra set e interviste.
Nel 2026, nello stesso luogo, una parte di quel percorso è tornata sotto forma di immagini da mostrare finalmente al pubblico.
Attorno, nel frattempo, continuano a esserci tutti quegli elementi che rendono riconoscibile questo mondo: Trinità sulla sua slitta, Gysi e Tina, Michele Dalla Pasqua, la Dune Buggy di Enrico Grandi, Ottaviano Dell’Acqua, la musica della Dune Buggy Band, Matteo Luschi, lo spettacolo di Gigi e Andrea… e soprattutto un pubblico che non si limita ad assistere, ma partecipa.
È forse questo il punto di contatto più interessante tra il festival e “…e continuano a mangiare fagioli”.
Entrambi nascono dalla stessa domanda, anche se provano a rispondere in modi differenti:
perché il cinema italiano di questi attori, dopo così tanto tempo, continua a essere condiviso, citato e tramandato?
La risposta probabilmente non si trova soltanto nei film.
Sta nelle persone che continuano a incontrarsi grazie a quei film, nei professionisti che ne custodiscono i ricordi, nei musicisti che ne riportano sul palco le colonne sonore, nei cosplayer che giocano con quei personaggi, nei festival che riuniscono gli appassionati e nei nuovi progetti che provano a raccontare l’eredità senza limitarsi alla nostalgia.
Come appunto emerge anche dal dietro alle quinte della docuserie.
Da una slitta che attraversa la prateria fino a un trailer visto da migliaia di persone in poche ore, il percorso continua quindi a muoversi tra passato e presente.
Ed è proprio in questo spazio che “…e continuano a mangiare fagioli” sta trovando progressivamente la propria identità, per raccontare non soltanto ciò che Bud Spencer e Terence Hill hanno rappresentato, ma ciò che loro e chi ha lavorato con loro continua ancora oggi a mettere in movimento a partire dai capostipiti di Trinità e Bambino: Enzo Barboni and Italo Zingarelli.

Gigi Sammarchi, Alberto Baldisserotto, Andrea Roncato e Marcello Vicini dopo la partecipazione all’evento
