La lavorazione del docufilm “…e continuano a mangiare fagioli” prosegue il suo viaggio, raccogliendo nuove testimonianze, emozioni e incontri indimenticabili sulla strada della storia del cinema.
Dopo le giornate sul set western di Meatfield Town, raccontate da Studio Arti Visive nell’articolo ‘Momenti sul set cinematografico: west, polvere e acquerelli’ sul tra realtà e metaverso western, il racconto è ripartito in direzione Francia, seguendo una rotta che ha portato Marcello Vicini, Daniel Mercatali, Gianluca Bonucci e Alberto Baldisserotto nel cuore dell’Occitania accanto a Tolosa.
È lì, tra strade immerse nel vento e paesaggi che ricordano i dipinti di Van Gogh, che si è concretizzato uno degli incontri più emozionanti dell’intera produzione.

Un momento di preparazione prima dell’intervista per il docufilm con Marcello Vicini e Riccardo Pizzuti
Riccardo Pizzuti: il “villain” più amato della storia del cinema italiano
Di solito, i “cattivi” sullo schermo esistono per farci tifare per i buoni.
Sono quegli antagonisti che ci spingono a volere la vittoria del protagonista.
Eppure, c’è un “villain” che ha infranto questa regola: Riccardo Pizzuti.
Con la sua ironia naturale, la sua mimica inconfondibile e la sua eleganza, Riccardo si è fatto volere bene.
Voler bene davvero.
Dagli schiaffi presi (e dati) accanto a Trinità e Bambino alle risse coreografiche nei film che hanno fatto la storia del cinema popolare italiano, Pizzuti è un’icona della storia del cinema.

Una foto dal book fotografico di Riccardo Pizzuti
Ma la sua carriera va ben oltre il western all’italiana: ha fatto parte anche di pietre miliari del genere western, come Keoma con Franco Nero.
Si è letteralmente donato all’arte cinematogrfica, considerando che in …e poi lo chiamarono il magnifico è tornato a casa letteralmente a pezzi dopo aver girato la scena della scazzottata finale.
E poi, come se non bastasse, è Maestro d’Armi: la precisione del gesto e la padronanza del movimento che lo hanno reso celebre non erano solo finzione cinematografica, ma arte vera.

Riccardo Pizzuti mentre condivide ricordi e aneddoti della sua splendente carriera con da sinistra: Gianluca Bonucci, Daniel Mercatali e Marcello Vicini
Il viaggio: 2.000 km verso un sogno
Per incontrarlo, Marcello Vicini, Daniel Mercatali, Gianluca Bonucci e Alberto Baldisserotto hanno percorso più di 2.000 chilometri in auto, dall’Italia fino al sud-est della Francia.

Daniel Mercatali, Marcello Vicini e Gianluca Bonucci in un momento durante il viaggio
Un viaggio fatto di paesaggi e aspettative, con una tappa nella splendida Arles, città che profuma di arte, dove ancora si sente l’eco di Van Gogh nel Le cafe la nuit e in altri punti dell’itinerario storico.

Le cafe la nuit reso celebre da Vincent van Gogh con il suo quadro “Terrazza del caffè la sera” del 1888.
Come si dice:
“se Maometto non va alla montagna…”
E così, pur di incontrare il grande Riccardo, la troupe si è messa in marcia.
Ma quello che li aspettava era più che un’intervista: un incontro tra amici.
Una casa, un sorriso, un cane di nome Vito
Ad accoglierli, Riccardo Pizzuti e la sua compagna Jeannine, insieme a Vito, uno splendido cavalier king di 14 mesi, piccolo compagno di vita dal carattere vivace e affettuoso.
La loro casa calda, semplice, autentica, immersa nella tranquillità del sud della Francia trasmetteva emozioni avvolgenti.

Alberto Baldisserotto con Vito, il bellissimo cavalier king di Riccardo Pizzuti e Jeannine
Tra una risata e un brindisi, Riccardo ha aperto il suo mondo, condividendo aneddoti inediti, fotografie di scena, ricordi preziosi.
Davanti alle telecamere ha rivissuto momenti iconici della sua carriera, lasciando che il tempo scorresse come un film.
Fino a quando, con la sua inconfondibile voce, ha regalato un piccolo capolavoro di spontaneità con un pugno e una battuta cult:
“Senti passerotto, se non vuoi che ti spezzi le ali, porta via le chiappe alla svelta.”
Un attimo di pura magia, in cui il personaggio e l’uomo si sono fusi, e la cinepresa ha catturato qualcosa che va oltre la scena: l’anima del cinema stesso.
Più di un’ora di intervista che sarà svelata all’interno del montaggio del docufilm.

Marcello Vicini e Riccardo Pizzuti divertiti, durante la ripresa della scena ‘Ehi passerotto’
Un brindisi a Riccardo
L’incontro si è concluso con un brindisi collettivo, al sapore di un vino firmato Pizzuti.
Un calice sollevato tra amici, colleghi e ammiratori, per celebrare non solo un grande artista, ma una persona di rara umanità.
La sua semplicità è disarmante, la sua gentilezza contagiosa, il suo carisma ancora intatto.

Riccardo Pizzuti con l’edizione speciale di champagne firmata con il suo nome
Il viaggio di ritorno, verso l’Italia, è stato diverso da quello dell’andata.
All’andata c’era un sogno da inseguire.
Al ritorno, c’era la consapevolezza di averlo toccato con mano.
Attraversando la Francia tra la luce morbida del tramonto e il riflesso dei tetti, sembrava davvero di trovarsi dentro un quadro di Van Gogh: pennellate di realtà e emozione, di polvere e colore, di vita vissuta e arte condivisa.
La cavalcata continua
L’avventura del docufilm prosegue il suo percorso tra nuovi incontri, interviste e scoperte.
Ogni tappa è un tassello di un grande mosaico che unisce passato e presente, realtà e finzione, cinema e umanità.
E sì: è possibile voler bene a un villain.
Soprattutto se dietro quel sorriso, tra un pugno e una battuta, c’è un cuore grande come quello di Riccardo Pizzuti.

Marcello Vicini e Riccardo Pizzuti in una foto a fine riprese della sua intervista per il docufilm
